TERRA FLUIDA

Foto di Nikhil Roshan

L’Assam è una terra piena di cicatrici. “Polveriera” la chiamano spesso i giornalisti del resto dell’India, facendo riferimento alle diverse identità di questo stato, che spesso sono in competizione tra di loro. Ed effettivamente la tensione è palpabile anche in questa stagione elettorale.

Rafforzare le identità è una tattica tradizionalmente usata dal Bharatiya Janata Party (BJP), con le sue posizioni marcatamente di destra. Nell’Assam questo orientamento è un dato di fatto e può contare sul lascito quasi trentennale del partito Asom Gana Parishad (AGP).

Gli inizi dell’AGP poggiano sul movimento anti-migratorio dei primi anni ’80. Facendo leva sulla paura generata dai migranti illegali che dal vicino Bangladesh si riversavano nel Paese, cambiando così la demografia e rubando posti di lavoro, i leader studenteschi dell’All Assam Student Union salirono al potere.

Il migrante “illegale” naturalmente non è un vero forestiero. Viene da dentro i confini, ma parla una lingua diversa, ha documenti per terre che non esistono più e schede elettorali che gli assicurano uno status di cittadino. Continuando una pratica iniziata coi colonizzatori britannici per popolare le terre desolate delle pianure del fiume Brahmaputra, contadini del Bengala indiviso per generazioni hanno coltivato le isole del fiume, passando dall’una all’altra. E’ un paesaggio fluido, affascinante, con le isole che emergono dal fiume dopo le sue piene, ricche e fertili. Ma le piene annuali portano anche devastazione per le comunità che periodicamente perdono la propria terra e devono o spostarsi su un’altra isola, o su un terreno più stabile nell’entroterra.

Questo movimento ha storicamente causato ansia tra le comunità. La terra, prima dell’identità, è il principale cruccio dell’Assam. La prova migliore di questo è l’isola di Majuli. Sede della cultura neo-vaishnavita, l’isola è lentamente erosa dal Brahmaputra. Le preghiere della sera di molti suoi antichi monasteri comprendono inni al fiume per risparmiare agli abitanti la pena e le perdite causate delle piene.

Numeri e statistiche discutibili sono periodicamente citati da leader per mostrare che la migrazione dal Bangladesh continua in modo imponente. E a questa visione si oppone il Krishak Mukti Sangram Samiti (KMSS), movimento rurale in costante crescita. Con Akhil Gogoi, leader ardente e radicale, alla sua guida, il movimento è riuscito a mettere insieme persone di diverse identità sotto la bandiera della rivendicazione terriera.

Il villaggio di Gorchuk, abbarbicato su una delle colline attorno alla città di Gawahati, testimonia le capacità organizzative di Gogoi e il ruolo di grande livellatore delle identità del centro urbano. Qui esponenti delle comunità Bodo, Mising, Karbi e Rabha vivono in armonia con musulmani bengalesi, condividendo una terra povera e scarse risorse d’acqua.

A Gogoi i giornalisti spesso chiedono perché non entri in un partito. Avrebbe scuramente successo nell’arena politica, grazie all’immenso sostegno e rispetto di cui gode presso la classe operaia e contadina dell’Assam. Ma gli abitanti di Gorchuk sono unanimi nel covare sospetto verso i politici e saranno convinti della purezza delle intenzioni di Gogoi finché lui rimarrà al di fuori della politica attiva.

Il giorno in cui sono andato a Gorchuk, Gogoi era in un parco a Guwahati, per protestare contro la caccia di frodo dei rinoceronti, l’animale simbolo dell’Assam, nel parco nazionale di Kaziranga. Si trattava della sua prima protesta dopo il rilascio dalla prigione. Era stato accusato di aver favorito l’auto-immolazione di un attivista del KMSS, Pranab Boro, di Gorchuk. La faccenda della caccia di frodo al rinoceronte era stata presa in mano da molti, tra cui lo stesso Narenda Modi, candidato Primo Ministro con probabilità di vittoria. Ma il suo sostegno alla questione aveva una connotazione xenofoba. Il governo dell’Assam, diceva, stava uccidendo i rinoceronti per fare spazio a coloni illegali dal Bangladesh.

Questa “gente dal Bangladesh” è relegata ad una esistenza miserabile sulle sponde bruciate dal sole del basso Brahmaputra. I dipendenti del governo raramente si avventurano in queste terre di nessuno. I servizi sanitari e la pianificazione familiare sono temi mai sentiti, mentre la retorica razzista nei loro confronti dice che si riproducono come conigli. A Dhubri, nell’Assam sud-occidentale, lavora un gruppo di dottori del Centre for North East Studies and Policy Research di Delhi, che gestisce delle barche ospedale sul fiume. Mentre i medici prescrivono medicine, delle infermiere vaccinano i neonati contro il polio, il vaiolo e l’epatite e un volontario istruisce gli abitanti del luogo su pianificazione familiare e contraccezione.

“Questa è gente dimenticata da dio” dice uno dei medici della barca ospedale a Dhubri, una città che si distingue dal resto dell’Assam perché la maggioranza della popolazione parla bengalese ed è musulmana. Il leader politico che conquista i cuori qui è Badruddin Ajmal, che si circonda dell’aura di protettore tra la popolazione musulmana povera e non istruita.

Mentre le posizioni politiche di Ajmal gli fanno guadagnare voti nella stagione elettorale, la paura che esse suscitano affonda le radici negli anni ’80, quando, al culmine della politica anti-straniera dell’Assam, l’India vide uno degli episodi di violenza peggiori dal 1947. Era il 1983 e la leader del partito del Congresso ed ex primo ministro Indira Gandhi aveva indetto delle elezioni straordinarie contro il volere dell’influente partito AASU. I leader studenteschi chiedevano che i migranti illegali fossero espulsi perché si diceva che modificavano la struttura demografica della popolazione e avrebbero quindi influenzato il risultato delle elezioni. Indira Gandhi non ascoltò questi moniti. Il 18 febbraio 1983 circa 14 villaggi furono attaccati da membri della tribù Lalung e 2.191 musulmani furono massacrati nel giro di sei ore. Le immagini di quel giorno, in particolare del paesino di Nellie, ancora perseguitano l’Assam e il resto del paese.

Nei giorni successive a questo crudele pogrom, passato alla storia come il massacro di Nellie, il governo indiano commissionò un’indagine. Elencava i nomi di soltanto la metà dei colpevoli. Ma l’indagine e la lista di nomi furono presto sepolti dall’Accordo dell’Assam, che pose fine alle agitazioni e preparò la strada per la vittoria dell’AGP nel 1985. Le vittime di Nellie ancora aspettano giustizia. Quando visitai Nellie, mi tornarono in mente le parole sentite a Dhubri.  Dio ha scordato questa gente.

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